Estate 2024: quando la mia vita è cambiata

Le mani mi tremavano per il freddo. Le lacrime si confondevano alla pioggia incessante. La fame dilaniava il mio stomaco. E la mancanza di casa struggeva il mio cuore. Ma pedalavo. Non mollavo. Guardavo avanti, testa alta ed espressione di sfida. Vedevo i miei obiettivi in lontananza. Osservavo la fatica alle mie spalle e finalmente, incominciavo a sorridere. Avvolta dall’amore dei miei compagni di viaggio, dall’ispirazione di Andrea De Vicenzi e dalla mia forza sono arrivata al traguardo, tagliando una linea immaginaria di soddisfazioni e stanchezza, e alzando le braccia al cielo, fiera e finalmente coraggiosa. Mi sono guardata attorno, sbirciando le espressioni dei ragazzi e delle ragazze che in poco tempo erano diventati casa. E, colta dalla spossatezza ho ricominciato a piangere. Grosse lacrime di gioia rigavano il mio viso. E fu solo in quel momento, dopo 570 chilometri percorsi in bicicletta, accompagnata dal clima sfidante dell’Islanda, 6 giorni dominati da poche ore di scomodo riposo e lunghi mesi di preparazione e conoscenza, ho veramente capito quanto una passione, nata per caso, mi avesse straordinariamente salvata.

Un’assemblea organizzata dalla mia scuola il cui protagonista sarebbe un atleta che aveva perso la sua gamba destra, è stata in grado di rivoluzionare la mia vita. E soprattutto il viaggio in Islanda, una terra che non perdona. L’Islanda è un’isola meravigliosa, caratterizzata da paesaggi meravigliosi. Ma è anche un solo in cui le difficoltà non mancano mai: il freddo, la pioggia e il vento sono costanti. La fatica si è palesata immediatamente, fin dalla prima notte. La temperatura era troppo bassa, il desiderio di tornare a casa troppo ardente. Ma non potevo fallire, non potevo e non volevo. Dovevo stringere i denti, combattere le avversità farmi forza.

I miei compagni di viaggio sono stati essenziali: mi hanno fatto ridere quando piangevo, mi hanno abbracciata quando avevo freddo e mi hanno insegnato il valore del gruppo. Tra muschi, cascate e spiagge nere ho conosciuto una famiglia. I momenti di scontro mi hanno aiutata a sviluppare la capacità di mettere da parte l’orgoglio, ascoltare e chiedere scusa. Ho imparato a chiedere aiuto, giungendo alla conclusione che avere bisogno di una mano che sostiene sempre e comunque, non è qualcosa per cui vergognarsi. Anzi, testimonia il coraggio di chi ha paura, ma non vuole mollare.

E io non ho mai mollato. Giorno dopo giorno, campeggio dopo campeggio sono giunta alla fine. Circondata dai miei amici e avvolta da una soddisfazione immensa, che non avevo mai sperimentato prima. In un solo istante le lacrime hanno rigato il mio volto, la gola secca per il vento gelido. Nell’esatto in estate in cui abbiamo tagliato il traguardo. Nell’esatto istante in cui ho capito di avercela fatta, nonostante tuto.